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Informazione Sindacale del 2 aprile 2012
UNIVERSITA' DI CATANIA - PAC - Caos Amministrativo - Contabile
La UIL RUA sulla riorganizzazione amministrativo-contabile dell’Ateneo
Sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco: non siamo affatto nostalgici dell’attribuzione delle attività di gestione ai professori ed ai direttori di dipartimento, alla quale, anzi, imputiamo soventi atti di illegittimità e sperperi che hanno caratterizzato il modello organizzativo degli Atenei conseguente al D.P.R. 382/1980.
Restiamo, peraltro, convinti assertori della netta separazione dell’attività di indirizzo politico da quella gestionale.
La premessa ci consente di poter svolgere con un approccio “laico” le valutazioni che seguono al poderoso processo di riorganizzazione dell’Ateneo messo in moto da questa Amministrazione con l’istituzione dei poli amministrativo-contabili (PAC).
Poderoso dicevamo. Eppure, a fronte di cotanto cambiamento, l’Amministrazione non ha sentito la necessità di informare le OO.SS, pur essendovi tenuta in forza del disposto dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2011, come modificato dal D.Lgs. 150/2009.
Tale omissione, all’evidenza, pregiudica la possibilità dell’apporto, mercé la rappresentazione fatta dalle OO.SS, del prezioso patrimonio di conoscenze e di esperienze dei lavoratori che, invece, più di ogni altro conoscono il dettaglio della realtà nella quale operano ed il cui pensiero è, pertanto, indispensabile apprendere se ci si vuole dirigere verso approdi sicuri.
Appare, dunque, necessario che l’Amministrazione cessi da tale condotta omissiva, peraltro gravemente lesiva delle prerogative sindacali, informando puntualmente le OO.SS. delle proprie determinazioni.
Nelle more che ciò avvenga, è doveroso, comunque, registrare le perplessità, le obiezioni ed il malcontento diffusi fra tutto il personale – tanto tecnico-amministrativo, quanto docente – e rappresentare, anche per comprenderne le ragioni, quanto segue.
Il modello progettato – o meglio, improvvisato – dall’Amministrazione prevede un’articolazione interna dei PAC in cinque servizi: amministrativi del personale, contabili, didattici, istituzionali e provveditorali. Tali servizi decentrati sono, però, per una sorta di ossimoro organizzativo, afferenti alle Aree dell’Amministrazione centrale: rispettivamente, l’A.G.A.P, l’A.Fi., l’A.Di, l’A.R.I.T. e l’A.P.Pa.M.
La scelta di tale afferenza ha escluso l’individuazione di una figura di coordinatore di polo.
Con ciò viene disatteso uno dei più noti principi di amministrazione. È, infatti, unanimemente riconosciuto nella letteratura delle scienze dell’amministrazione che la divisione e la specializzazione del lavoro debba essere seguita dal coordinamento dei compiti che sono stati distinti.
Tale esigenza di coordinamento – che nell’Amministrazione centrale è soddisfatta attraverso le funzioni esercitate dal direttore amministrativo è pregiudicata nei PAC dalla mancata previsione del coordinatore di polo.
Né si obietti che il coordinamento possa essere realizzato anche in tal caso dal direttore amministrativo, perché tale asserzione, oltre a porsi in termini antitetici alla logica della sussidiarietà, contraddirebbe l’evidenza che un dirigente tanto distante non può certamente occuparsi efficacemente di coordinare l’esecuzione dei compiti affidati ai servizi di polo.
La descritta situazione della mancanza di coordinamento ci orienta verso una conclusione piuttosto drastica: il non aver eretto le basi del coordinamento consegna i PAC alla confusione, alla inefficienza ed alla deresponsabilità.
Per scongiurare tale deriva occorre, pertanto, rivedere profondamente tale modello, prevedendo anche la figura del coordinatore di polo.
D’altra parte, al rimodellamento del progetto si potrebbe provvedere anche attraverso la valorizzazione delle professionalità esistenti all’interno dell’Ateneo, così da coniugare economicità ed efficienza amministrativa.
Più in generale, una riorganizzazione tanto importante non può realizzarsi senza un coinvolgimento del personale che passi anche attraverso il riconoscimento della crescita professionale dello stesso, pure attestata, in molti casi, dall’idoneità conseguita nelle procedure di progressione verticale.
Si impone, insomma, un serio momento di riflessione. L’Amministrazione sembra, infatti, navigare a vista, cercando, attraverso l’emanazione di circolari, di definire le regole del gioco mentre la partita è già in corso.
Non ammettere la bontà delle precedenti osservazioni e non assumere le determinazioni conseguenti equivarrebbe a dirigere la nave dritta verso gli scogli, mentre la responsabilità dell’eventuale naufragio non può che ricadere inesorabilmente sull’autore della manovra.
Il Segretario Generale - A. Gatto
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