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Precari 2014 PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 19 Febbraio 2014 12:35

Comunicazione sindacale del 19 febbraio 2014

Lettera Aperta

Stabilizzazioni dei precari all'Università. ... si aprano le danze, é Carnevale

Però, niente dame e niente cavalieri: solo numeri.

Ovvero: ... chi entra, quanti di quà e quanti di là; se ne mettiamo dodici entro pure io ma da quest'altro lato dovremmo sacrificare quello; ... noi abbiamo più diritti, anzi meglio fare una lettera appello...

Giochetti, sotterfugi, furberie moralismo e demagogia.

Di tutto e di più fino a rendere vano lo sforzo dell'Amministrazione di utilizzare il massimo possibile dei punti organico che le oggettive restrizioni mettono a disposizione.

Vogliamo dirlo con estrema chiarezza: questi sistemi non ci appartengono e non vogliamo essere coinvolti. Questo non significa che non vogliamo affrontare l'argomento: lo vogliamo fare con la consapevolezza che dietro ogni numero vi sono delle persone, donne e uomini con famiglie alle spalle che da anni producono per la nostra università e che hanno acquisito il diritto alla serenità e alla certezza del posto di lavoro.

Con questa consapevolezza ci sentiamo di affermare che saremo a fianco dell'Amministrazione affinché ogni forma di precariato trovi gli sbocchi che le norme e il buon senso impongono.

Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile fissare alcuni punti fermi.

La recente normativa cosiddetta "salva precari" - che noi abbiamo sin da subito definito "ammazza precari"-, che fissa dei limiti temporali per i vari processi di stabilizzazione, unita alle restrizioni legislative del turnover imposto alle Università, potrebbe mettere in discussione persino la legittimità della persistenza dei percorsi avviati. Non vi è alcun dubbio che l'uso di tutti i p.o. per le stabilizzazioni da entrambe le graduatorie (prescindendo dalle varie percentuali o riequilibri che potrebbero risultare vane) esporrebbe l'Ateneo ad una miriade di contenziosi dagli esiti devastanti sia per chi li propone che per chi li subisce. Si pensi agli scontenti dell'una graduatoria e dell'altra che, comunque, vi sarebbero; si pensi a tutti i TD non inseriti nei processi di stabilizzazione; si pensi ai diversi CoCoCo (o Pro) che da decenni sono presenti in Ateneo e che aspettano il proprio turno e cosi via fino ad arrivare alle insoddisfazioni latenti nel personale di ruolo che, "al palo" oramai da anni, non potendo partecipare ad alcun concorso "esterno" vede svanita ogni possibilità di miglioramento della propria carriera.

Riferendoci al personale che non è incluso nei processi di stabilizzazione (lo abbiamo già detto in altre occasioni) la UIL RUA ritiene che abbiano lo stesso diritto che è stato riconosciuto agli altri (ovviamente evitiamo di ricordare i criteri adoperati per la formazione delle graduatorie avendo rispetto della memoria che ciascuno sicuramente conserva).

Si direbbe: ma allora è un percorso senza fine? Si, se non si colgono gli aspetti positivi che i recenti provvedimenti legislativi indicano e cioè: analisi del fenomeno del precariato ad oggi e blocco di ogni forma di reclutamento atipico.

Noi pensiamo che se l'Università recepisse le recenti norme nazionali applicandole a tutti quei soggetti esclusi dalle due graduatorie e rispettando la percentuale di accesso dall'esterno (ovviamente dal 2014 e con le risorse, anche modeste, che deciderà di mettere a disposizione) legittimerebbe tutte le procedure precedenti ed eviterebbe ogni forma di contenzioso.

Come dire: finora abbiamo rispettato tutte le procedure possibili e ora adempiamo anche alle nuove norme, avviando le procedure per tutti coloro che ne hanno titolo.

A questo punto, prescindendo dalle becere lotte intestine fra poveri, per tutti coloro che si trovano inseriti nelle attuali graduatorie si eviterebbe di incorrere nei vincoli temporali che la norma impone (2016) e che l'Università, probabilmente, sarebbe impossibilitata a rispettare stante le restrizioni imposte "dall'alto" con il concreto rischio che per molti sarebbe impossibile completare il percorso di stabilizzazione.

E non vogliamo esimerci dall'affrontare la questione del cosiddetto "riequilibrio" tanto invocato da soggetti "assolutamente disinteressati"; noi riteniamo che vada operato un riequilibrio numerico tale da portare le due graduatorie allo stesso numero di persone. Questa ipotesi porterebbe gli uni e gli altri ad una forma di solidarietà tale da renderli solidali e uniti in un progetto comune.

Se poi si intensificassero i rapporti con la Regione Siciliana allo scopo di trovare una soluzione condivisa, anche per i soli appartenenti alla categoria B dei cosiddetti PUC, al di fuori dei p.o., (ricordo che questi lavoratori appartengono ancora al più ampio bacino dei precari regionali), stante la compartecipazione nella formazione del monte salari, si accelererebbero i tempi per la definitiva positiva soluzione per tutti.

Con queste poche considerazioni, che siamo disposti ad approfondire in qualunque sede, riteniamo di aver dato il nostro modesto contributo a ciò che consideriamo un dramma umano inaccettabile, e, se avessimo contribuito a dare serenità anche ad uno solo dei nostri colleghi  allora avremmo fatto il nostro dovere senza ricercare consensi di alcun genere rifuggendo ad ogni forma di "migrazione" sindacale che di sindacale nulla ha a che vedere.

In ogni caso, qualunque sia la soluzione che l'Amministrazione riterrà di individuare, resta l'apprezzamento per lo sforzo che sta mettendo in campo per arginare quel fenomeno finora alimentato per scopi e modi di cui ognuno degli attori ha chiara la memoria.

Cordialità

Catania 19 febbraio 2014

F.to - Il Segretario Generale  A. Gatto                                                                                                        lettera versione pdf

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Febbraio 2014 12:46