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Mercoledì 14 Maggio 2014 19:45

Informazione Sindacale del 14 maggio 2014

Direttore Generale dell'Università - VERSO L'EPILOGO ?

Ieri 13 maggio il Senato Accademico dell'Università di Catania ha discusso la proposta del Rettore Pignataro di revocare l'incarico di Direttore Generale al dott. Lucio Maggio. Il prossimo venerdi 16 maggio il CDA potrebbe assumere la decisione finale.

La proposta di revoca è stata approvata all'unanimità con la sola astensione del collega Giulio Fortini

Si riporta la dichiarazione resa dal rappresentante del personale TA, dott. Gianfranco Coppola. 

"Ho studiato, con la dovuta attenzione, tutti gli atti procedurali e la memoria presentata dal dott. Maggio.

La lettura di quest’ultima è risultata particolarmente illuminante per comprendere il quadro nel quale sono maturati i fatti e comportamenti contestati  – sul piano della responsabilità dirigenziale – in occasione delle sedute del CdA del 28.03.2014 e del 22.04.2014.

Il Dott. Maggio parte dalla considerazione della inclusione, ad opera della legge Gelmini,  del Direttore generale fra gli Organi necessari degli Atenei, per arrivare, nella buona sostanza, a ricostruire il ruolo del Direttore generale  in termini che – benché chiamati  soltanto di indipendenza formale – definiscono l’Organo, da una parte, come svincolato da qualsiasi limite di competenza (perlomeno, in assenza di un’espressa manifestazione di un indirizzo politico da parte del CdA), dall’altra, pur di fronte alla contestazione di gravi irregolarità, come sottratto a qualsivoglia forma di sindacato (ad eccezione di quello giurisdizionale).

Poco importa che appare evidente a chiunque che le scelte che implicano una allocazione selettiva delle risorse, anche a motivo dell’essere declinazione della funzione di indirizzo strategico e programmazione finanziaria, debbano essere adottate dal Consiglio di amministrazione.

Al di là del pur chiaro dettato della legge 30 dicembre 2010, n. 240, sembra appena il caso di rammentare che il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica di cui alla legge 31 dicembre 2009, n. 196 e ai decreti legislativi 31 maggio 2011, n. 91, 30 giugno 2011, n. 123, 27 ottobre 2011, n. 199 e 29 marzo 2012, n. 49, poggiano sull’attribuzione all’Organo che ha la titolarità della programmazione economico-finanziaria (il CdA) delle decisioni di rilievo strategico o che abbiano un significativo impatto finanziario, dovendo tale Organo verificarne la sostenibilità. In proposito, si ricorda, altresì, che il citato decreto legislativo 91/2011, in attuazione della delega contenuta nella già menzionata legge 196/2009 ha individuato le Università (differentemente da regioni, enti locali ed enti del SSN) fra le amministrazioni pubbliche che non hanno un budget autorizzativo.

D’altra parte, nelle università, pur dopo la legge di riforma, la distinzione fra indirizzo e gestione non è (né potrebbe essere diversamente) così netta come lo è per le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice sono direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica. I dubbi e le perplessità sollevati in dottrina contro l’esportazione di un principio organizzativo nato prevalentemente per le amministrazioni a carattere politico sono ancor maggiori per ciò che attiene alle università. In esse, infatti, la qualità dei risultati dipende proprio dalla sinergie fra competenze scientifiche, politiche, tecniche e gestionali.

A dirla tutta, poi, l’unica misura della Gelmini che abbia attinto direttamente l’ambito dei rapporti fra politica e gestione è proprio quella che ha privato il direttore generale del voto deliberativo in seno al Consiglio di Amministrazione (posseduto, invece, dalla figura del direttore amministrativo di cui alla legge 6 luglio 1940, n. 1038).

Altrettanto significativa è la circostanza che specifica norma di chiusura della legge 240/2010 abbia attribuito al Rettore ogni altra funzione non espressamente attribuita ad altri organi dallo statuto.

Non vi è chi non veda che siamo di fronte ad un grave fraintendimento, da parte del Dott. Maggio, delle prerogative e delle attribuzioni del Direttore generale, i cui esiti, purtroppo, sono risultati devastanti, da un canto, sul piano amministrativo-gestionale, dall'altro, cosa ancor più importante, sul piano dell'immagine e del prestigio dell'Ateneo. E ciò, soprattutto, a motivo del pervicace atteggiamento di inosservanza delle deliberazioni del CdA tenuto dal Dott. Maggio.

L'asserita illegittimità delle determinazioni dell'Amministrazione avrebbe potuto e potrà essere sollevata dinanzi all'Autorità giudiziaria, ma il rispetto dovuto all'Istituzione avrebbe dovuto imporre che, nelle more del pronunciamento della predetta Autorità, tali determinazioni venissero osservate.

F.to Gianfranco Coppola"

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Maggio 2014 20:11